Aggiornamenti dal fronte

12/03/2020

ELISABETTA COCCO

HR Generalist presso Aubay

Siamo dal 24 febbraio in smart working, e siamo pronti a continuare così fino a quando sarà necessario.

Abbiamo imparato a fare delle cose in modo diverso, siamo stati costretti ad usare tecnologie che erano già disponibili da tempo, ma per lo più ignorate. Abbiamo costretto i nostri interlocutori ad accettare le interazioni via web, a vedere presentazioni on line, a firmare contratti con persone che non avevano mai visto dal vivo.

Ci siamo anche scoperti solidali, supportando il vicino anziano che ha bisogno di qualcuno che gli faccia la spesa, preoccupandoci di restare in casa per la tutela anche degli altri.

Ci siamo scoperti anche più egoisti, quando abbiamo pensato che la nostra salute o il nostro divertimento venisse prima di tutto, prima degli altri, prima del paese.

Mentre questo esperimento di lavoro a distanza prendeva piede abbiamo cercato di capire cosa ne pensavano i nostri dipendenti. Così il 28 abbiamo lanciato una survey per analizzare a caldo cosa stavano vivendo i colleghi in Italia.

Alla survey hanno risposto 744 persone in 5 giorni, il 40% della popolazione aziendale.

Le risposte ricevute sono relative a tutte le sedi aziendali in modo commisurato alla popolazione che vi afferisce.

Al di là della visione di dettaglio sui singoli Item che sarà riservata ad una diversa pubblicazione vi racconto cosa mi ha colpito:

· L’87% ha fatto smart working nei giorni di riferimento. Parliamo di giorni in cui ancora non c’era un obbligo dato da decreti legge, ma solo un caloroso consiglio aziendale. Nessuno dei nostri uffici era in zona rossa. Vi è stata una fortissima sensibilità a comprendere l’importanza della proposta a lavorare “a distanza”.

Solo il 39% del campione ha figli minorenni o maggiorenni conviventi. Quindi l’impatto dello smart working non è strettamente legato alla necessità causata dalle chiusure scolastiche (allora solo in Lombardia).

· L’86% di chi ha fatto smart working ha riscontrato maggiore concentrazione. Sicuramente la possibilità di lavorare senza interruzioni esterne è uno dei fattori che influisce positivamente sulle performance. Personalmente influisce positivamente anche sulla creatività. Per contro, proprio quelle interruzioni ci mancano: nelle risposte aperte, non in misura troppo rilevante, emerge una tendenza a “non staccare”, a fare meno pause. Proprio questa mancanza di interruzione, di interruzione sociale aggiungerei, porta un po’ di fatica nell’usare questa modalità per tanto tempo.

· La giusta conseguenza è che il 57,7% degli intervistati preferirebbe usare lo smart working tra 1 e 2,5 giorni la settimana. Insomma, il contatto con i colleghi in ufficio è comunque un fattore importante da tutelare. Il 28,8% andrebbe in ufficio solo se necessario, forse valorizzando maggiormente il contenuto del lavoro rispetto alla relazione con i colleghi.

Per noi che svolgiamo attività di consulenza uno dei fattori fondamentali è la percezione del cliente. I nostri colleghi hanno percepito i loro interlocutori Soddisfatti o Molto soddisfatti nel 98% dei casi. Ovviamente non è un dato diretto del cliente, ma la percezione di chi deve garantire un determinato livello di performance nel proprio lavoro è certamente significativa. Il 50% dei colleghi pensa che questa esperienza abbia aiutato l’avvicinamento dei clienti ad una modalità di erogazione del servizio più Agile.

Riuscire nell’impresa di cambiare il modello di erogazione dei servizi è certamente molto più a portata di mano oggi, cercando di mantenere efficaci i sistemi di comunicazione e puntando verso modalità di azione che si focalizzino sempre di più sul contenuto e sempre meno sulla presenza.