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User Experience e Design Thinking per promuovere la creatività e l’innovazione

07/07/2020

ORSOLA ENEA
Senior Management Consultant

La vicinanza al cliente è uno dei valori principali di Aubay; come UX Designer abbiamo la possibilità, ogni giorno, di sostenere questo valore perché la nostra professione è orientata alle persone.
L’utente, con i suoi bisogni, è al centro del nostro lavoro.

 

Come consulenti IT esperti nel campo della User Experience, abbiamo da sempre cercato di tradurre le esigenze dei Clienti in soluzioni che soddisfino gli obiettivi di business, guidandoli nelle scelte tecnologiche più adatte ed innovative.

 

Abbiamo reso questo nostro approccio ancora più professionale con la nascita del User Experience Design (UXD), metodologia che ha come obiettivo quello di rendere l’esperienza utente la migliore possibile. Ci siamo aggiornati e formati su queste nuove tecniche, migliorando e velocizzando la progettazione delle soluzioni e dei servizi per i nostri Clienti.

 

La nostra crescita professionale è stata nel tempo arricchita da corsi di formazione specifici ed esperienza sul campo, dando modo al Competence Center Microsoft di Aubay di aggiungere una nuova “focus area”: Microsoft User Experience & User Interface.

 

Negli ultimi quattro anni, abbiamo messo in pratica le conoscenze acquisite in ogni applicazione web e mobile, portale pubblico o intranet che abbiamo implementato, cercando sempre di rendere ogni azione utilizzabile e accattivante per l’utente finale.

 

A tal proposito, una case history interessante è quella del progetto BeepCar realizzata per una delle principali realtà nel settore automotive presente da più di 60 anni sul mercato della vendita delle autovetture e dei veicoli industriali.
BeepCar è un’applicazione mobile per la gestione e l’ottimizzazione della movimentazione dei veicoli sulle bisarche da una sede all’altra del Cliente.
Le necessità del Cliente erano facilitare e snellire il lavoro dei bisarchisti (addetti al carico e scarico delle bisarche), aggiornare in tempo reale lo status del veicolo e pianificare i viaggi delle singole bisarche con il relativo documento di trasporto.
Le fasi che hanno scandito la vita del progetto sono state seguite dal tutto il gruppo di lavoro creando la sinergia ottimale tra noi e il Cliente:

 

– Analisi requisiti
Studio UX
– Integrazione sistema Ottimizzazione Bloomy Decision
– Integrazione sistema DMS Infinity
– Sviluppo APP in tecnologia Xamarin

 

La fase dello Studio UX è stata orientata alla visione più attuale, e maggiormente utilizzata dagli esperti del settore, che si fonda sulla risoluzione pratica e creativa dei problemi, il Design Thinking.
Una metodologia estremamente incentrata sul Cliente. Un processo iterativo che favorisce la sperimentazione in corso d’opera, fino a trovare la giusta soluzione.
Di seguito le 5 fasi che caratterizzano l’approccio e che abbiamo utilizzato nel progetto.

 

 

Primo obiettivo è stato quello di creare empatia con il Cliente che si pone così al centro dell’iniziativa non solo dal punto di vista del business. La raccolta dei requisiti è avvenuta osservando ed interagendo con le persone, senza imporre regole assolute o standard precodificati, ma personalizzando l’analisi all’esigenza degli utenti che utilizzeranno la soluzione proposta.
Una volta definite chiaramente le necessità del Cliente, le abbiamo tradotte in un Concept, per poi trovare soluzioni e idee, scegliere le tecnologie più adatte, determinare gli attori da coinvolgere nella realizzazione del progetto.

 

Abbiamo così dato il via alla terza fase del processo di Design Thinking, l’ideazione: una delle fasi più interessanti e “divertenti”, dove chi ha raccolto i requisiti si confronta con lo User Interface Designer.
In questo caso, con la tecnica del brainstorming, abbiamo definito l’Interaction Design dell’applicazione disegnando i wireframe per descrivere l’interattività.
I wireframe sono poi stati tradotti nella User Interface dal designer, cioè nel mock up, definendo così il look & feel dell’applicazione, creando infine la Flow Interaction utile per presentare concretamente l’idea al Cliente.

 

Il Cliente, approvando la nostra proposta, ha autorizzato lo sviluppo del prototipo dell’APP: una APP installabile su device con le principali funzionalità attive. Questo passaggio è stato fondamentale per mettere alla prova ogni soluzione ed evidenziare eventuali vincoli e difetti di design.
Il prototipo è stato testato dal Cliente portando alla luce use case che non rientravano nei requisiti iniziali, ma in grado di arricchire la soluzione finale.
Gli sviluppatori hanno poi corretto e migliorato l’interazione interfacciandosi con il team di “user Interface”, così da avvicinare ancor più il risultato finale ai desiderata dell’Utente stesso.

 

Questa metodologia ha reso poi possibile la nascita vera e propria dell’APP BeepCar!
In brevissimo tempo più di 1000 utenti hanno scaricato dagli store la BeepCar unica nel suo genere, la quale è diventata indispensabile in diverse aziende europee. Processo che ha reso possibile un upgrade in brevissimo tempo rendendola Multilingua.

 


La competenza del team “UX Designer” è a disposizione dei colleghi delle varie Business Unit di Aubay.
I nostri servizi migliorano con il tempo, in quanto sempre più progetti arrivano sulle nostre scrivanie permettendoci di essere innovativi e di aiuto ai colleghi; la teoria alla base della User Experience è caratterizzata da svariate tecniche e strumenti perciò ogni progetto è diverso e nuovo allo stesso tempo.

 


La User Experience è essenziale
! Deve essere centrale in ogni fase di sviluppo del progetto; sono ormai risaputi i benefici di questo approccio che i nostri Clienti richiedono sempre di più.

Il design era il condimento che spruzzavi per gusto; ora è la farina di cui hai bisogno all’inizio della ricetta.” – John Maeda, designer e tecnologo.

Cruscotto analitico di monitoraggio Outsourcers

10/06/2020

MARCO POLLANO
Professional Services Client Manager

Outsourcing
In questi ultimi anni, all’interno delle aziende del settore bancario ed assicurativo, la complessità del business da un lato e la necessità di scambiare informazioni con differenti enti (Clienti finale, Organi di Vigilanza, Strutture Interne) dall’altro, hanno spinto il management ad esternalizzare una serie di Servizi, che sono accessori al Business, ma che consentono di ottimizzarne la crescita ed il suo svolgimento. Telefonia, postalizzazione, digitalizzazione e conservazione degli archivi, sono solo alcuni esempi di servizi che le aziende scelgono di esternalizzare.

 

Una volta che l’outsourcee (colui che esternalizza) ha selezionato i servizi da esternalizzare e i partner da coinvolgere, deve poter gestire le relazioni instaurate con quest’ultimi attraverso adeguati meccanismi di governo e controllo.

 

Il processo di outsourcing richiede quindi al committente il possesso di particolari capacità che permettano di garantire un costante monitoraggio dei processi esternalizzati per quello che riguarda volumi, tempi, efficienza, qualità; diventa fondamentale poter monitorare le performance degli outsourcer e verificare il rispetto degli SLA (Service Level Agreement) concordati in sede contrattuale.

 

Strategica nell’ecosistema digitale delle aziende, diventa dunque la presenza di uno strumento informatico di monitoraggio che consenta di centralizzare in un’unica piattaforma tutte le funzionalità necessarie per l’attività di monitoring degli outsourcers.

 

 

Analytics a supporto
Le applicazioni di riferimento consentono al Management di monitorare l’operato dei propri outsourcers in modalità end to end, attraverso la gestione di workflow operativi, l’uso di dashboard e strumenti di Advanced Analytics.
Tali applicazioni hanno il vantaggio di presentare una spiccata modularità: il sistema può essere implementato in maniera progressiva, andando incontro alle esigenze che maturano in corso d’opera.
L’obiettivo di tali sistemi deve essere quello di rendere sempre più indipendente l’utente nella configurazione dei KPI (Key Performance Indicator) e nell’uso di Self-Analytics per il monitoraggio avanzato.

 

Make or Buy?
Utilizzare una piattaforma di mercato o realizzare un’applicazione custom?
Il mio parere, frutto di una lunga esperienza maturata su applicazioni in questo ambito, è che l’apparente saving iniziale di costi che un pacchetto specialistico già presente sul mercato può garantire in fase di start-up, viene ampiamente annullato dagli sforzi successivi per adeguare la soluzione alle peculiarità dell’azienda.

 

Le chiavi per un progetto di successo
Volendo privilegiare la realizzazione di una soluzione custom, risulta importante approfondire in maniera adeguata la raccolta dei Business Requirements e l’analisi funzionale. Tali attività devono a mio parere essere condotte utilizzando tecnologie già presenti all’interno dell’organizzazione o tecnologie leader di mercato, che possono facilitare l’implementazione e ridurre i tempi per l’avvio dell’iniziativa e la messa in produzione del sistema.

 

Tale custom potrebbe prevedere un’architettura basata su 3 Layer:

 

 

1. Layer Dati: Un layer dati che attraverso processi automatici integra le informazioni elementari provenienti dai diversi sistemi e memorizza le informazioni di anagrafica dei kpi.

 

2. Servizi di Backend e Front End gestionali: Un layer di backend che si interfaccia con il database e dialoga con Web Application tramite servizi REST.
Tramite l’applicazione Web l’utente può:
a. Effettuare l’inserimento di misurazioni non automatizzate.
b. Certificare i dati e confermare l’applicazione di eventuali penali, calcolate attraverso l’utilizzo di un motore di regole completamente personalizzabile.
c. Eseguire il calcolo dei KPI.

 

3. BI & DASHBOARD: Cruscotti avanzati che consentono di analizzare le performance degli outsourcer.

 

Una volta definite in maniera puntuale la UX, la grafica e le funzionalità, la tecnologia può diventare un invariante, ma cito qualche esempio a beneficio di tutti:

 

  • Layer Dati: Db relazionali come MS SQL SERVER, Oracle, Postgress.
  • Servizi di Back end e Front-end: JAVA come linguaggio per i servizi REST e ANGULAR per la componente di FRONT END.
  • BI & DASHBOARD: QLIK, Power BI o Tableau come tool di dashboarding leader di mercato che consentono l’integrazione con strumenti di machine learning.

 

È possibile ipotizzare uno scenario di Data Platform completamente in Cloud attraverso l’utilizzo di AWS, Microsoft AZURE, Google.

 

La possibilità di estendere la base dati ad una struttura di Datawarehouse o Data Lake e quindi di immagazzinare grandi moli e varietà di dati apre le porte a scenari più innovativi che consentono di andare oltre gli scopi originari dell’applicazione: ad esempio l’inclusione di un modello di data mining in grado di fornire previsioni future sul comportamento di un certo outsourcer secondo algoritmi di Machine Learning.

 

I suggerimenti per chi ha l’opportunità di cimentarsi in un progetto analogo sono:

 

  • Disegnate e progettate in maniera completa e modulare, fatelo a quattro mani con il cliente.
  • Definite un’architettura ed un modello funzionale esaustivo.
  • Privilegiate piattaforme tecnologiche “semplici” e “di mercato” su cui trovare senza problemi competenze a costo sostenibile.

 

Infine, i consigli per l’azienda che intende dotarsi di un sistema simile:

 

  • Partite dalle esigenze di business dei vostri utenti e del management.
  • Disegnate in modalità scratch le componenti di UX, Grafica, Business Rules.
  • Realizzate un applicativo che soddisfi le vostre necessità, realizzatelo in maniera modulare organizzando il progetto in fasi e rilasci auto-consistenti. Questo vi permetterà non solo di assicurare un rapido raggiungimento dei risultati (in modo da avere anche una precisa ed immediata valutazione del ritorno sugli investimenti) ma anche di avere un valido feed-back per l’evoluzione del progetto. Ad ogni iterazione, infatti, sarà possibile modificare quanto già sviluppato in funzione delle mutate esigenze o di una migliore comprensione delle stesse.

Il CLOUD a tutto PaaS!

20/05/2020

GIOVANNI NOVELLA
Principal Management Consultant

L’obiettivo di questo articolo è descrivere le caratteristiche di uno dei modelli di applicazione del cloud, raccontandone i vantaggi che lo contraddistinguono e uno scenario di applicazione reale per evidenziarne i pregi.

 

Negli ultimi anni come Centro di Competenza Microsoft di Aubay ci siamo sempre di più specializzati nel supportare i Clienti nell’adozione di soluzioni cloud nella sua accezione più vantaggiosa: le soluzioni PaaS (Platform as a Service) previste all’interno della piattaforma Microsoft Azure.

Per questa ragione, in fase di studio delle soluzioni richieste dai Clienti la nostra filosofia è sempre stata quella di cercare di utilizzare in tutte le circostanze in cui fosse possibile, i servizi messi a disposizione dal Cloud provider nella modalità PaaS.

 

Una soluzione PaaS è progettata per supportare il ciclo di vita completo delle applicazioni: creazione, test, distribuzione, gestione e aggiornamento. Le soluzioni PaaS includono pertanto anche l’infrastruttura (server, archiviazione e rete), le componenti di middleware, gli strumenti di sviluppo, i servizi di business intelligence (BI), i sistemi di gestione dei database e molto altro.

Inoltre, il modello PaaS consente di evitare la complessità legata all’acquisto e alla gestione di licenze software, middleware, agenti di orchestrazione o strumenti di sviluppo. Si gestiscono le applicazioni ed i servizi sviluppati ed il provider cloud gestisce “tutto il resto”.

 

Vantaggi del modello PaaS

  • Riduzione del tempo per la scrittura di codice. Questo è possibile grazie alla presenza di componenti pre-codificati integrati nella piattaforma, come flusso di lavoro, servizi directory, funzionalità di sicurezza, ricerca e così via.
  • Semplicità di sviluppo per più piattaforme. Microsoft Azure offre opzioni di sviluppo per più piattaforme, come computer, dispositivi mobili e browser, rendendo più rapido e semplice lo sviluppo di app multipiattaforma.
  • Supporto di team di sviluppo distribuiti a livello geografico. Poiché l’accesso all’ambiente di sviluppo avviene tramite Internet, i team di sviluppo possono collaborare ai progetti anche quando i loro membri si trovano in posizioni remote.
  • Gestione completo del ciclo di vita delle applicazioni. Il modello PaaS offre tutte le funzionalità che servono per supportare il ciclo di vita completo delle applicazioni Web: creazione, test, distribuzione, gestione e aggiornamento, all’interno dello stesso ambiente integrato.

 

Scenario di applicazione

Un interessante scenario di applicazione del Cloud PaaS è la soluzione disegnata per un nostro Cliente che ha manifestato l’esigenza di realizzare in tempi strettissimi un portale Web “ad alto traffico”.

Il portale ha avuto tra i principali requisiti quello di permettere a circa 500.000 utenti di sottomettere le richieste di rimborso attraverso un processo guidato che tenesse conto delle direttive del decreto ministeriale e il rispetto dei vincoli procedurali dati degli istituti bancari.

A completare l’applicazione, un backend che consentisse al Cliente di gestire il ciclo di vita della richiesta di rimborso.

A seguito dell’analisi preliminare si è deciso di utilizzare la piattaforma Cloud Microsoft Azure, per ottenere le massime prestazioni con flessibilità, sicurezza e scalabilità della soluzione.

L’architettura disegnata prevedeva, come rappresentato nello schema, una soluzione PaaS totalmente a servizi configurati in alta affidabilità e con la possibilità di adeguamento automatico delle prestazioni, in caso di alto carico di lavoro.

 

I servizi cloud Azure che sono stati implementati per soddisfare le necessità del cliente sono così riassunti:

 

Azure App Service

Per l’“hosting” del portale è stato utilizzato il servizio Azure App Service.

Il servizio Azure App Service permette di creare e ospitare applicazioni Web, back-end per app mobili e altri servizi (API Rest per esempio) nel linguaggio che più si preferisce senza dover gestire l’infrastruttura.

Offre servizi di scalabilità, alta affidabilità, backup e distribuzioni automatiche da GitHub, Azure DevOps o altri repository.

 

Azure SQL Managed Instance

I dati dell’applicazione sono stati archiviati su SQL Server ed in particolare sul servizio Azure SQL Managed Instance che offre un database relazionale gestito come servizio, rendendo disponibile la versione più recente del motore SQL senza doversi preoccupare dell’infrastruttura sottostante. Per il portale in oggetto, è stato utilizzato il modello di servizio Business Critical, basato su un cluster a 4 nodi in modo da garantire l’alta affidabilità del servizio. Questo modello di architettura, basata sulla tecnologia Failover Cluster, fa sì che sia sempre disponibile un quorum di nodi di motore database in modo da non avere impatti sulle prestazioni anche quando sono presenti attività di manutenzione (update, patching).

Ogni nodo quindi gestisce tanto la potenza di calcolo che lo storage (SSD) agganciato al nodo localmente: l’alta affidabilità viene ottenuta tramite la replica dello storage e potenza di calcolo tramite la tecnologia AlwaysOn di SQL Server. Il cluster così configurato ha sempre un nodo attivo identificato come primario e 3 nodi che sono sempre allineati col primario: uno dei nodi secondari viene utilizzato in modalità “sola lettura” per l’esecuzione di query (creazione report) senza incidere sulle prestazioni del nodo primario.

Lo storage con tecnologia SSD ci permette di avere risposte a bassa latenza, nell’ordine di 1-2 ms.

 

Azure Application Gateway

L’accesso al portale è stato mediato dall’utilizzo del servizio Azure Application Gateway con funzionalità di Web Application Firewall. L’application gateway è un servizio di bilanciamento del carico del traffico Web che consente di gestire il traffico verso le applicazioni Web. Offre il redirect automatico da http a https, routing sulla base dell’url, offload SSL, multihosting e funzionalità di Web Application Firewall sulla base del set di regole definite dal consorzio OWASP (Open Web Application Security Project). Sono istanziate due istanze di Application Gateway di tipo Medium per offrire l’alta affidabilità del servizio ed abilitata la feature di Firewall per bloccare eventuali attacchi (SQL injection attacks, cross site scripting attacks, xss attacks,etc). Anche per il servizio in oggetto sono presenti automatismi che permettono la scalabilità in orizzontale del servizio in caso di alto traffico.

 

Azure Storage Account

Lo storage account Azure è il repository su cui vengono conservati i documenti uploadati dagli utenti. Viene utilizzato uno storage account BLOB, con modello di servizio Standard, che permette l’archiviazione di oggetti non strutturati come BLOB in blocchi. È configurato in modalità GRS (Geo-Redundant Storage) per offrire il 99,99999999999999% (16 9) di disponibilità del dato eseguendo la replica delle informazioni in un’area secondaria distante geograficamente dalla primaria.

 

Azure VPN Gateway

Il gateway VPN di Azure consente di instaurare connessioni crittografate tra la rete virtuale Azure dove sono presenti le risorse del portale e una (o più) sede on-premise. Tramite il tunnel crittografato il Cliente può accedere alle risorse come se queste fossero nella propria rete, senza quindi utilizzare la rete Internet pubblica.

 

Il cliente sta utilizzando l’ambiente da oltre 6 mesi riuscendo a gestire le richieste degli utenti nelle modalità e tempi desiderati.

Durante questo periodo abbiamo potuto constatare che le richieste complessive sono state circa 500.000 con dei picchi di circa 200.000 in archi temporali compresi in due-tre giorni.

Abbiamo inoltre monitorato i parametri chiave dell’infrastruttura che hanno evidenziato un utilizzo intensivo dei servizi nei momenti in cui gli utenti sottoponevano le richieste, ma senza creare problematiche di performance al portale grazie ad un reattivo adeguamento automatico delle risorse secondo delle logiche preconfigurate.

La soddisfazione manifestata dal Cliente è la miglior garanzia di aver progettato un’architettura Cloud che ha risposto appieno alle sue esigenze: uno dei fattori di successo è stata la possibilità di gestire i maggiori carichi di lavoro in modo autonomo attraverso le regole di “up scale” e “down scale” che aumentano e diminuiscono le risorse dei servizi in funzione delle necessità. Il tutto senza aver acquistato HW o licenze software ma tramite la flessibilità e potenzialità dei servizi PaaS presenti sulla piattaforma Microsoft Azure.

Pandemia, riflessioni, nuovi progetti…

14/05/2020

PAOLA TROCCIA
Human Resources Supervisor

Proprio in questo periodo ho ripensato al tempo speso all’inizio della mia carriera in cui mi sentivo in conflitto nella mia doppia identità professionale: essere un HR gestionale o di sviluppo? Avere un ruolo nei processi di gestione o nella formazione manageriale orientata ai processi di cambiamento?

 

Direte: perché in conflitto? Non era più semplice riconoscere la propria passione ed orientarsi subito ad un ruolo aziendale in HR con focus sulla formazione e sviluppo? Oggi sì… ma quando ho iniziato ad appassionarmi al genere umano e a ciò che lo motiva o gli permette di cambiare, c’erano poche aziende in Italia che prestavano attenzione ai processi di sviluppo o ai processi di total reward utili ad incentivare e ricompensare i loro dipendenti. Mi riferisco ad esempio allo smart workinkg, ai sistemi incentivanti, al welfare, ai percorsi di carriera professionale e ad un sistema di valutazione della performance.

 

In questi giorni pensavo al mio primo approccio mentale in Aubay, mi dicevo: azienda francese? Controllo spasmodico sui numeri, numeri, numeri e ancora numeri? E per di più… oddio no, non ditemelo… avrò un capo Milanese, che sicuramente penserà per antonomasia che i romani non fanno nulla e si capiscono solo tra loro!!! Cosa ne sarebbe stato di tutte le mie convinzioni, delle mie passioni, certificazioni ed esperienza professionale? Io che ho sempre creduto che la passione e la crescita personale siano un assetto primario per poter crescere come professionista ed essere umano.

 

Arrivo con questi pensieri al primo incontro con la mia responsabile, temendo di incappare in uno di quegli incontri noiosi… ed invece come per magia mi ritrovo in un incontro piacevole, colmo di battute ironiche, di simpatia. Sento accoglienza, gentilezza, ascolto, rispetto. E per dare uno schiaffo finale ai miei timori infondati mi confronto con una persona disponibile, aperta al nuovo, concreta, ma soprattutto attenta al valore ed alla relazione umana. Incredula ma felice di questa sensazione e malgrado stessi valutando altri contesti lavorativi decisi di abbracciare l’“avventura Aubay”.

 

E così, con la mia responsabile e con tutto il team HR, abbiamo cominciato poco dopo a parlare di talent management, di retention, di people management e della costruzione di un totale reward partendo dalla considerazione che oggi per trattenere le persone è importante creare un senso di appartenenza, far sentire le persone che fanno parte di un posto unico che nulla ha da invidiare ai più grandi competitor.

 

Questo è quello che facciamo ogni giorno in Aubay. Cerchiamo di inserire nei percorsi di crescita professionale quegli elementi che aiutano a formare un professionista senza farlo separare dall’essere umano. Siamo convinti che se nei processi di sviluppo le persone ritrovano sé stessi, le loro passioni, i loro desideri, se riescono ad identificarsi con l’azienda, allora sarà più facile legarsi ad essa. Tutti noi abbiamo bisogno di lavorare in un contesto in cui riconoscerci e poter fare evolvere la nostra carriera, sapendo di avere il privilegio di lavorare perseguendo il nostro sogno!

 

La forza principale di Aubay è credere nelle sue persone, che rappresentano il vero vantaggio competitivo sul mercato. Aiutiamo le risorse a conseguire gli obiettivi perseguendo un’alta performance e una forte aderenza al piano strategico aziendale, promuovendo al contempo il senso di appartenenza e la crescita della persona.

 

In tale ottica stiamo implementando nuovi processi di formazione, valutazione e sviluppo necessari ed utili alla crescita dei talenti. Alcuni sono stati già lanciati, come il feedback 360°, il processo di valutazione della performance, il continuos feedback, il processo di mentoring. Altri invece, come il Talent Management, saranno pronti a breve. A tutto ciò si affianca la formazione tecnica classica per accrescere il patrimonio di certificazioni, la piattaforma di elearning per lo sviluppo delle soft skill, la formazione sulla leadership generativa per i nostri manager che stiamo orientando verso un modello di gestione che rimanda al modello del Manager Generativo o del Manager Coach.

 

Ci vorrà ancora un po’ affinché tutto questo diventi a parte integrante del DNA di ogni dipendente, ma noi risorse del team HR siamo gente determinata. Per cui… seguiteci, perché neanche la pandemia ci ha fermato ma ci ha fatto sentire ancora più proattivi verso nuove iniziative mantenendo al contempo la protezione per la vita di tutti ed il sostegno per i dipendenti e le loro famiglie.

Quarantena | anetnarauQ

29/04/2020

IVANO CETTA
Professional Services Senior Consultant

Pensieri semiseri allo specchio.
Come iniziano le mie giornate in tempo di Covid-19

 

Settimana 1 – Giorno 1
Ore 07:30 La sveglia suona. La disattivo e baldanzoso mi alzo per affrontare il mio primo giorno di smart working. Preparo la moka, perché una giornata non può iniziare bene senza una iniezione di caffeina. Il tavolo da lavoro, a differenza della scrivania in ufficio che sembra appena uscita da un conflitto atomico, è perfettamente sistemato: computer, iPhone, penne (una blu ed una rossa), bloc-notes ed una bottiglia d’acqua. Poi, nell’angolo in alto a destra del tavolo, ci sono tre libri impilati: l’ultimo di Amelie Nothomb, una raccolta di poesie di Wislawa Szymborska ed un manuale su come fare una grigliata perfetta dal titolo “La Bibbia del Barbecue”. Hai visto mai che riesco a ritagliarmi una pausa ed a leggere qualche pagina?


Settimana 1 – Giorno 4

Ore 07:30. La sveglia suona. La posticipo di cinque minuti e ancora baldanzoso mi alzo. La giornata di ieri è stata piena, ma è andata bene. Ovviamente non ho ancora letto nemmeno una pagina dei libri impilati. Di nuovo il rito della preparazione della moka ed ancora sistemo il necessario sul tavolo: computer, iPhone, bloc-notes, acqua ed i tre libri. Un attimo, che fine hanno fatto le penne che erano qui fino a ieri sera? Va bene, mi alzo e recupero un’altra penna, questa volta è di colore nero. Quella blu e quella rossa (anche se ha il tappino rotto è morbida e scrive in maniera fluida) usciranno fuori prima o poi. Nel frattempo mi ricordo che ieri ho notato che il tavolo dove sto lavorando non è perfettamente in piano. Cerco un rimedio di fortuna per evitare il fastidioso tremolio che mi ha accompagnato mentre digitavo sulla tastiera. Strappo un foglio di carta, lo piego molte volte, lo uso come spessore sotto la gamba zoppa del tavolo e guardo con ammirazione la sistemazione fai-da-te. Bravo, mi dico. Ma solo per un istante però. Subito dopo penso: Ivano, hai la stessa verve di un bradipo sotto Xanax. Eri talmente addormentato che in mezzo a tutta la carta che avevi a disposizione, hai strappato dal libro di Wislawa la poesia “Nulla due volte accade”. E di certo questa pagina non potrai strapparla una seconda volta…

 

Settimana 2 – Giorno 2
Ore 07:35. La sveglia suona e passano almeno sette minuti prima che io mi accorga delle chiacchiere che Giannini e Bellotto stanno facendo su Radio Capital. Speranzoso mi alzo e… arghhhh… primo fastidio della giornata. Ieri non ho pulito la moka. E se c’è una cosa che mi da noia, al mattino, è dover affrontare la caffettiera piena dei fondi del giorno prima. Il computer, l’iPhone e l’acqua sono al loro posto. Insieme ai quattro libri (meno una pagina) impilati. No, aspetta un secondo. Fino a ieri erano tre i libri (meno una pagina). Come c’è finito Bar Sport di Stefano Benni, qui sopra? Bah, pazienza. Inoltre, nessuna traccia delle penne dei giorni scorsi. Credo ci sia un folletto che di notte esce fuori da qualche presa elettrica e si diverte a nascondermi gli oggetti. In compenso però è magicamente riapparsa la penna rossa. Quella col tappino rotto, ma che in compenso è morbida e scrive molto bene. Accanto alla penna, un evidenziatore rosa con un piccolo difetto nella punta che lascia al centro del segno una piccola righina non evidenziata. E questo corrisponde ad un altro fastidio dopo quello della moka da pulire. Mi siedo alla postazione di lavoro, indossando in bellavista il tesserino aziendale. Sembro un nerd, me ne rendo conto, a girare per casa con le infradito ai piedi ed il badge al collo. Forse lo faccio per cercare un minimo di normalità emotiva in un momento in cui di normale, intorno a noi, c’è ben poco.

 

Settimana 2 – Giorno 5
Ore 07:10. La sveglia anticipata mi dice che stamattina è il mio turno di andare in ufficio “per ragioni di comprovata esigenza lavorativa” (lo specifico per le autorità competenti, non si sa mai…). Doccia, caffè, sigaretta. Sigaretta? Ma se non ho mai fumato? Sì è vero, ma il trinomio mattutino mi dicono sia automatico ed imprescindibile. Esco e la strada è deserta, come una strada di periferia la sera dell’11 luglio 1982, quando disintegrammo la Germania 3-1 nella finale dei mondiali.
[Inizio flashback]
Rossi! Tardelli! Altobelli! Bearzot in panchina e Pertini in tribuna che esultano come non ci fosse un domani. Simbolo di un popolo che non si muove e rimane in apnea in attesa che l’arbitro fischi la fine delle ostilità. Ed i tedeschi, muti!
[Fine flashback]
Torno al 2020 e con un sorriso malinconico fatto a mezzo bocca penso che riportato al presente il momento in cui Arnaldo César Coelho si portò il fischietto alla bocca potrebbe rappresentare la fine dello stato di lockdown a cui ci stanno facendo abituare. Ed io non vedo l’ora di sentire quel triplice fischio. Mi manca un po’ anche il traffico del mattino…

 

Settimana 3 – Giorno 4
Ore 06:25. La sveglia… noooooo! Che scemo che sono, mi sono scordato di sistemare la sveglia. Ieri mi sono alzato così presto perché ho visto che su Eurosport trasmettevano la replica di un incontro di snooker tra Ronnie O’ Sullivan (il dio del panno verde) e John Higgins. Considerando che tra repliche di calcio del 1976, serie tv trite e ritrite e improbabili trasmissioni registrate in un tinello di qualche casa, per me una partita di snooker rappresenta un MUST assoluto. Tornando agli orari, ieri durante il giorno avevo pensato di puntarla alle 07:39. Perché già dopo il quinto giorno di smart working ho iniziato a calcolare in maniera maniacale gli orari (Fantozzi, il mio faro) in modo da essere connesso con il lavoro per le otto. Al massimo, otto e tre minuti. A quest’ora, le 06:27, il gallo lo faccio io e sveglio il sole, che così può alzarsi e sorgere. Tempo di lavarmi gli occhi con i due “diti indici”, di mescolare caffè ancora fumante e dentifricio al gusto di Paperino’s alla fragola e sono pronto. Anche se sono passate quasi due ore. Il computer è nello zaino, l’iPhone sulla mensola in bagno. Delle penne, nessuna traccia. Missing. Ok, niente panico! Questa volta metto sul tavolo tutto il portapenne con un campionario di penne, pennarelli, matite ed evidenziatori che… Buffetti me spiccia casa!

 

Settimana 4 – Giorno 1
Apro gli occhi, con una sensazione strana. C’è troppa luce intorno. Mi giro verso l’orologio sul comodino e… cavolo, le 08:12! Oggi è lunedì e non ho acceso la suoneria ieri sera. Una botta di adrenalina mi invade e mi fa scattare in piedi come il primo giorno di naia quando la tromba risuona prepotentemente stridula nella camerata al mattino. Alle 08:21 sono davanti allo schermo del computer lavato, vestito, intontito e pettinato. Ovviamente, di sbarbarmi non se ne parla minimamente. Ho fatto voto di fedeltà a Filippo, il mio trentennale parrucchiere romano. Dopo che avrà finito di sistemarmi barba, capelli e sopracciglia, potrà godersi la meritata pensione con il titolo onorifico di Edward Mani di Forbice. Il tavolo di lavoro, nel frattempo, ha iniziato a soffrire di crisi di identità. Non si riconosce più in ciò che era soltanto sette giorni fa: da luogo perfettamente ordinato come se ci fosse passata mia cugina Ilaria (per chi non la conosce… è cintura nera quinto DAN di ordine e pulizia), a lungomare romagnolo d’inverno dopo una mareggiata di alghe e conchiglie rotte. Con la Bibbia del Barbecue in primo piano…

 

Settimana 4 – Giorno 3
Oggi torno in ufficio. La settimana scorsa avevo scordato la tastiera ed il mouse wireless. E, con le mie dita che sembrano dei würstel bavaresi, fatico da matti a scrivere sul portatile. Ogni tasto che premo equivale mediamente a 3.2 lettere digitate. Il risultato è che una semplice mail rischio di scriverla nel tempo record di ventisette minuti. Mi infilo in auto e parto. La strada è ancora deserta e per ammazzare il silenzio canto a squarciagola un campionario di canzoni tratte dal Festival di Sanremo del millenovecentottantuno: “Per Elisa”, “Maledetta Primavera”, “Hop Hop Somarello” e “Caffè Nero Bollente”. A proposito di caffè, mi scende una lacrimuccia al pensiero che avrei voglia di berne uno buono in un bar. Ma il momento amarcord passa subito. Il sorriso riaffiora quando penso che comunque in ufficio non sarò solo. Nell’open space da sessantasei posti dove solitamente lavoro, ho fatto amicizia con Kevin. Un attaccapanni grigio e nero (con portaombrelli incorporato) con il quale mi ritrovo a fare delle discussioni filosofiche sui massimi sistemi: dalle teorie economiche di Adam Smith, al commento sulla scorsa puntata di Pechino Express. A dire il vero a volte pecca di rigidità ed è anche piuttosto suscettibile e permaloso, ma di questi tempi ci si accontenta. Quindi preferisco dargli ragione, che rischiare di stare da solo tutto il giorno. Un attimo prima che io stia per uscire e tornare a casa, Kevin mi confessa che ha il profondo desiderio di leggere un libro chiamato “La Bibbia del Barbecue”…

 

Settimana 5 – Giorno 2
Ore 07:43. Definitivo, più di così non riesco a spostare in avanti la sveglia. Questo è il tempo limite. Mi alzo, anche se ormai la baldanza e la speranza delle scorse settimane hanno lasciato il posto ad una nuova abitudine. Siamo esseri resilienti, alla fine. Ci adattiamo in fretta alle nuove necessità. Però mi sono imposto di, lavoro a parte, dedicarmi ad una serie di attività che normalmente non sono mai riuscito a portare avanti prima che il COVID cambiasse la nostra routine. Un’attività al giorno. In maniera metodica e meticolosa. No, non fraintendetemi. Non sto parlando di lezioni di yoga in streaming o di corsi di ukulele fatti via Youtube. Quelli sono in grado tutti di prometterselo e di provarci. Sto parlando di attività più estreme, più complesse, che richiedono uno sforzo maggiore: oggi, ad esempio, sono stato in grado di trovare il tempo di cottura sulla confezione da mezzo chilo di tortiglioni integrali, prima che diventassero pappetta e si sciogliessero: undici minuti. Ma io faccio nove perché mi piacciono al dente. Queste sì che sono soddisfazioni.

 

Settimana 6 – Giorno 3
Nuovo giorno, stesso inizio. La moka mi guarda perplesso e forse questo fatto, quando ogni tanto mi prende un barlume di lucidità, mi fa pensare che tutto sommato questa quarantena forzata non mi stia facendo molto bene. Specialmente quando la moka mi chiede perché sul piano di lavoro della cucina, alle 08:10 di mattina, c’è un libro sul barbecue aperto sulla pagina di “…come si prepara una marinatura al Campari con mostarda di uva fragola e crema al taleggio…”. Ed io penso a Kevin, il mio amico attaccapanni. Decido di svegliarmi con una doccia e riprendere le “normali” attività: fare call con 3CX, effettuare meeting con Skype, frequentare webinar con Zoom. Ormai il mio iPhone si sente talmente vintage che in un momento di mia disattenzione si è collegato ad Amazon ed ha acquistato il disco del vecchio telefono SIP da installare su di sé. Sconsolato al pensiero di quanto tutto questo mi stia facendo cambiare, distrattamente gli occhi si posano sui libri impilati nell’angolo in alto a destra del tavolo e penso: “Ma non c’era la Bibbia del Barbecue in formato Kindle?”

 

Settimana 6 – Giorno 5
Ore 07 e qualcosa. La sveglia suona, ma ormai non so più che ora è di preciso. A dire il vero, non ricordo tanto bene nemmeno che giorno è oggi. Farei meglio a dire, che giorno sarebbe stato secondo la vecchia maniera di misurare il tempo in giorni, mesi e anni. Pochi giorni dopo il mio ritorno dalla Cina a gennaio infatti, ho avuto la sensazione, nettissima, che il mondo attorno a me stesse per cambiare. Un nuovo modo di misurare il tempo, per cominciare. Grazie a questo diario, ad esempio, so con certezza assoluta che oggi siamo al quinto giorno della sesta settimana PQ (Post Quarantena). Me lo confermano anche tutti i colleghi ed amici con i quali, fortunatamente, riesco a confrontarmi quotidianamente. Il più fedele tra tutti gli amici (oltre a Kevin, naturalmente) è Danbo, uno strano umanoide: un incrocio tra un pacco Amazon ed il Golem della tradizione ebraica cecoslovacca. Mi siedo al tavolo, accendo il computer, apro la casella di posta elettronica. Mentre finisco di sorseggiare dalla tazzina il caffè fatto con la moka, distrattamente giro gli occhi a sinistra del computer e lo sguardo si posa su Danbo. L’umanoide mi fissa in modo interrogativamente vacuo e mi dice “…ma perché hai comprato la Bibbia del Barbecue, se abiti al secondo piano e non hai nemmeno il balcone?”.