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Quarantena | anetnarauQ

29/04/2020

IVANO CETTA
Professional Services Senior Consultant

Pensieri semiseri allo specchio.
Come iniziano le mie giornate in tempo di Covid-19

 

Settimana 1 – Giorno 1
Ore 07:30 La sveglia suona. La disattivo e baldanzoso mi alzo per affrontare il mio primo giorno di smart working. Preparo la moka, perché una giornata non può iniziare bene senza una iniezione di caffeina. Il tavolo da lavoro, a differenza della scrivania in ufficio che sembra appena uscita da un conflitto atomico, è perfettamente sistemato: computer, iPhone, penne (una blu ed una rossa), bloc-notes ed una bottiglia d’acqua. Poi, nell’angolo in alto a destra del tavolo, ci sono tre libri impilati: l’ultimo di Amelie Nothomb, una raccolta di poesie di Wislawa Szymborska ed un manuale su come fare una grigliata perfetta dal titolo “La Bibbia del Barbecue”. Hai visto mai che riesco a ritagliarmi una pausa ed a leggere qualche pagina?


Settimana 1 – Giorno 4

Ore 07:30. La sveglia suona. La posticipo di cinque minuti e ancora baldanzoso mi alzo. La giornata di ieri è stata piena, ma è andata bene. Ovviamente non ho ancora letto nemmeno una pagina dei libri impilati. Di nuovo il rito della preparazione della moka ed ancora sistemo il necessario sul tavolo: computer, iPhone, bloc-notes, acqua ed i tre libri. Un attimo, che fine hanno fatto le penne che erano qui fino a ieri sera? Va bene, mi alzo e recupero un’altra penna, questa volta è di colore nero. Quella blu e quella rossa (anche se ha il tappino rotto è morbida e scrive in maniera fluida) usciranno fuori prima o poi. Nel frattempo mi ricordo che ieri ho notato che il tavolo dove sto lavorando non è perfettamente in piano. Cerco un rimedio di fortuna per evitare il fastidioso tremolio che mi ha accompagnato mentre digitavo sulla tastiera. Strappo un foglio di carta, lo piego molte volte, lo uso come spessore sotto la gamba zoppa del tavolo e guardo con ammirazione la sistemazione fai-da-te. Bravo, mi dico. Ma solo per un istante però. Subito dopo penso: Ivano, hai la stessa verve di un bradipo sotto Xanax. Eri talmente addormentato che in mezzo a tutta la carta che avevi a disposizione, hai strappato dal libro di Wislawa la poesia “Nulla due volte accade”. E di certo questa pagina non potrai strapparla una seconda volta…

 

Settimana 2 – Giorno 2
Ore 07:35. La sveglia suona e passano almeno sette minuti prima che io mi accorga delle chiacchiere che Giannini e Bellotto stanno facendo su Radio Capital. Speranzoso mi alzo e… arghhhh… primo fastidio della giornata. Ieri non ho pulito la moka. E se c’è una cosa che mi da noia, al mattino, è dover affrontare la caffettiera piena dei fondi del giorno prima. Il computer, l’iPhone e l’acqua sono al loro posto. Insieme ai quattro libri (meno una pagina) impilati. No, aspetta un secondo. Fino a ieri erano tre i libri (meno una pagina). Come c’è finito Bar Sport di Stefano Benni, qui sopra? Bah, pazienza. Inoltre, nessuna traccia delle penne dei giorni scorsi. Credo ci sia un folletto che di notte esce fuori da qualche presa elettrica e si diverte a nascondermi gli oggetti. In compenso però è magicamente riapparsa la penna rossa. Quella col tappino rotto, ma che in compenso è morbida e scrive molto bene. Accanto alla penna, un evidenziatore rosa con un piccolo difetto nella punta che lascia al centro del segno una piccola righina non evidenziata. E questo corrisponde ad un altro fastidio dopo quello della moka da pulire. Mi siedo alla postazione di lavoro, indossando in bellavista il tesserino aziendale. Sembro un nerd, me ne rendo conto, a girare per casa con le infradito ai piedi ed il badge al collo. Forse lo faccio per cercare un minimo di normalità emotiva in un momento in cui di normale, intorno a noi, c’è ben poco.

 

Settimana 2 – Giorno 5
Ore 07:10. La sveglia anticipata mi dice che stamattina è il mio turno di andare in ufficio “per ragioni di comprovata esigenza lavorativa” (lo specifico per le autorità competenti, non si sa mai…). Doccia, caffè, sigaretta. Sigaretta? Ma se non ho mai fumato? Sì è vero, ma il trinomio mattutino mi dicono sia automatico ed imprescindibile. Esco e la strada è deserta, come una strada di periferia la sera dell’11 luglio 1982, quando disintegrammo la Germania 3-1 nella finale dei mondiali.
[Inizio flashback]
Rossi! Tardelli! Altobelli! Bearzot in panchina e Pertini in tribuna che esultano come non ci fosse un domani. Simbolo di un popolo che non si muove e rimane in apnea in attesa che l’arbitro fischi la fine delle ostilità. Ed i tedeschi, muti!
[Fine flashback]
Torno al 2020 e con un sorriso malinconico fatto a mezzo bocca penso che riportato al presente il momento in cui Arnaldo César Coelho si portò il fischietto alla bocca potrebbe rappresentare la fine dello stato di lockdown a cui ci stanno facendo abituare. Ed io non vedo l’ora di sentire quel triplice fischio. Mi manca un po’ anche il traffico del mattino…

 

Settimana 3 – Giorno 4
Ore 06:25. La sveglia… noooooo! Che scemo che sono, mi sono scordato di sistemare la sveglia. Ieri mi sono alzato così presto perché ho visto che su Eurosport trasmettevano la replica di un incontro di snooker tra Ronnie O’ Sullivan (il dio del panno verde) e John Higgins. Considerando che tra repliche di calcio del 1976, serie tv trite e ritrite e improbabili trasmissioni registrate in un tinello di qualche casa, per me una partita di snooker rappresenta un MUST assoluto. Tornando agli orari, ieri durante il giorno avevo pensato di puntarla alle 07:39. Perché già dopo il quinto giorno di smart working ho iniziato a calcolare in maniera maniacale gli orari (Fantozzi, il mio faro) in modo da essere connesso con il lavoro per le otto. Al massimo, otto e tre minuti. A quest’ora, le 06:27, il gallo lo faccio io e sveglio il sole, che così può alzarsi e sorgere. Tempo di lavarmi gli occhi con i due “diti indici”, di mescolare caffè ancora fumante e dentifricio al gusto di Paperino’s alla fragola e sono pronto. Anche se sono passate quasi due ore. Il computer è nello zaino, l’iPhone sulla mensola in bagno. Delle penne, nessuna traccia. Missing. Ok, niente panico! Questa volta metto sul tavolo tutto il portapenne con un campionario di penne, pennarelli, matite ed evidenziatori che… Buffetti me spiccia casa!

 

Settimana 4 – Giorno 1
Apro gli occhi, con una sensazione strana. C’è troppa luce intorno. Mi giro verso l’orologio sul comodino e… cavolo, le 08:12! Oggi è lunedì e non ho acceso la suoneria ieri sera. Una botta di adrenalina mi invade e mi fa scattare in piedi come il primo giorno di naia quando la tromba risuona prepotentemente stridula nella camerata al mattino. Alle 08:21 sono davanti allo schermo del computer lavato, vestito, intontito e pettinato. Ovviamente, di sbarbarmi non se ne parla minimamente. Ho fatto voto di fedeltà a Filippo, il mio trentennale parrucchiere romano. Dopo che avrà finito di sistemarmi barba, capelli e sopracciglia, potrà godersi la meritata pensione con il titolo onorifico di Edward Mani di Forbice. Il tavolo di lavoro, nel frattempo, ha iniziato a soffrire di crisi di identità. Non si riconosce più in ciò che era soltanto sette giorni fa: da luogo perfettamente ordinato come se ci fosse passata mia cugina Ilaria (per chi non la conosce… è cintura nera quinto DAN di ordine e pulizia), a lungomare romagnolo d’inverno dopo una mareggiata di alghe e conchiglie rotte. Con la Bibbia del Barbecue in primo piano…

 

Settimana 4 – Giorno 3
Oggi torno in ufficio. La settimana scorsa avevo scordato la tastiera ed il mouse wireless. E, con le mie dita che sembrano dei würstel bavaresi, fatico da matti a scrivere sul portatile. Ogni tasto che premo equivale mediamente a 3.2 lettere digitate. Il risultato è che una semplice mail rischio di scriverla nel tempo record di ventisette minuti. Mi infilo in auto e parto. La strada è ancora deserta e per ammazzare il silenzio canto a squarciagola un campionario di canzoni tratte dal Festival di Sanremo del millenovecentottantuno: “Per Elisa”, “Maledetta Primavera”, “Hop Hop Somarello” e “Caffè Nero Bollente”. A proposito di caffè, mi scende una lacrimuccia al pensiero che avrei voglia di berne uno buono in un bar. Ma il momento amarcord passa subito. Il sorriso riaffiora quando penso che comunque in ufficio non sarò solo. Nell’open space da sessantasei posti dove solitamente lavoro, ho fatto amicizia con Kevin. Un attaccapanni grigio e nero (con portaombrelli incorporato) con il quale mi ritrovo a fare delle discussioni filosofiche sui massimi sistemi: dalle teorie economiche di Adam Smith, al commento sulla scorsa puntata di Pechino Express. A dire il vero a volte pecca di rigidità ed è anche piuttosto suscettibile e permaloso, ma di questi tempi ci si accontenta. Quindi preferisco dargli ragione, che rischiare di stare da solo tutto il giorno. Un attimo prima che io stia per uscire e tornare a casa, Kevin mi confessa che ha il profondo desiderio di leggere un libro chiamato “La Bibbia del Barbecue”…

 

Settimana 5 – Giorno 2
Ore 07:43. Definitivo, più di così non riesco a spostare in avanti la sveglia. Questo è il tempo limite. Mi alzo, anche se ormai la baldanza e la speranza delle scorse settimane hanno lasciato il posto ad una nuova abitudine. Siamo esseri resilienti, alla fine. Ci adattiamo in fretta alle nuove necessità. Però mi sono imposto di, lavoro a parte, dedicarmi ad una serie di attività che normalmente non sono mai riuscito a portare avanti prima che il COVID cambiasse la nostra routine. Un’attività al giorno. In maniera metodica e meticolosa. No, non fraintendetemi. Non sto parlando di lezioni di yoga in streaming o di corsi di ukulele fatti via Youtube. Quelli sono in grado tutti di prometterselo e di provarci. Sto parlando di attività più estreme, più complesse, che richiedono uno sforzo maggiore: oggi, ad esempio, sono stato in grado di trovare il tempo di cottura sulla confezione da mezzo chilo di tortiglioni integrali, prima che diventassero pappetta e si sciogliessero: undici minuti. Ma io faccio nove perché mi piacciono al dente. Queste sì che sono soddisfazioni.

 

Settimana 6 – Giorno 3
Nuovo giorno, stesso inizio. La moka mi guarda perplesso e forse questo fatto, quando ogni tanto mi prende un barlume di lucidità, mi fa pensare che tutto sommato questa quarantena forzata non mi stia facendo molto bene. Specialmente quando la moka mi chiede perché sul piano di lavoro della cucina, alle 08:10 di mattina, c’è un libro sul barbecue aperto sulla pagina di “…come si prepara una marinatura al Campari con mostarda di uva fragola e crema al taleggio…”. Ed io penso a Kevin, il mio amico attaccapanni. Decido di svegliarmi con una doccia e riprendere le “normali” attività: fare call con 3CX, effettuare meeting con Skype, frequentare webinar con Zoom. Ormai il mio iPhone si sente talmente vintage che in un momento di mia disattenzione si è collegato ad Amazon ed ha acquistato il disco del vecchio telefono SIP da installare su di sé. Sconsolato al pensiero di quanto tutto questo mi stia facendo cambiare, distrattamente gli occhi si posano sui libri impilati nell’angolo in alto a destra del tavolo e penso: “Ma non c’era la Bibbia del Barbecue in formato Kindle?”

 

Settimana 6 – Giorno 5
Ore 07 e qualcosa. La sveglia suona, ma ormai non so più che ora è di preciso. A dire il vero, non ricordo tanto bene nemmeno che giorno è oggi. Farei meglio a dire, che giorno sarebbe stato secondo la vecchia maniera di misurare il tempo in giorni, mesi e anni. Pochi giorni dopo il mio ritorno dalla Cina a gennaio infatti, ho avuto la sensazione, nettissima, che il mondo attorno a me stesse per cambiare. Un nuovo modo di misurare il tempo, per cominciare. Grazie a questo diario, ad esempio, so con certezza assoluta che oggi siamo al quinto giorno della sesta settimana PQ (Post Quarantena). Me lo confermano anche tutti i colleghi ed amici con i quali, fortunatamente, riesco a confrontarmi quotidianamente. Il più fedele tra tutti gli amici (oltre a Kevin, naturalmente) è Danbo, uno strano umanoide: un incrocio tra un pacco Amazon ed il Golem della tradizione ebraica cecoslovacca. Mi siedo al tavolo, accendo il computer, apro la casella di posta elettronica. Mentre finisco di sorseggiare dalla tazzina il caffè fatto con la moka, distrattamente giro gli occhi a sinistra del computer e lo sguardo si posa su Danbo. L’umanoide mi fissa in modo interrogativamente vacuo e mi dice “…ma perché hai comprato la Bibbia del Barbecue, se abiti al secondo piano e non hai nemmeno il balcone?”.

Alfio si racconta in smart working

23/04/2020

ALFIO CATALANO
Senior Management Consultant

Ciao a tutti, con immenso piacere condivido con voi il panorama del mio nuovo ufficio, inaugurato dal 9 marzo 2020.

 

Sono Alfio, ho 43 anni e vivo ad Acireale, in provincia di Catania, insieme a 2 splendide nipotine di 11 e 14 anni, la loro amata mamma, (che poi sarebbe mia sorella geologo di professione) e la loro cara nonnina, ossia la nostra mamma, chef stellato per eccellenza. Dopo varie vicissitudini che la vita ci ha offerto, da qualche anno viviamo tutti insieme. Ed in questo periodo la nostra convivenza sta diventando, per ovvie ragioni, simbiotica.

 

La casa dal mese di marzo è diventata un ufficio a tutti gli effetti, si passa dalla stanza di mia sorella (ormai trasformata in studio tecnico) sempre in contatto con colleghi per discutere le relazioni geologiche, a quella di Agata e le sue lezioni di greco o latino, o di Agnese alle prese con l’italiano o la matematica. Passando dalle loro stanze in momenti non prestabiliti della giornata, si corre il rischio di essere interrogati in videolezioni da professori severissimi.

 

La mia attività di progettista RF e PM TELCO occupa in gran parte della mia giornata, ma ho dovuto acquisire velocemente gli skill per erogare un efficace servizio di help desk domestico, molto apprezzato in famiglia. Per garantire la Business Continuity familiare, ho dovuto strutturare un servizio di reperibilità H24 dove le chiamate per problemi di connessione, sono state catalogate fault di severity A .

 

Spesso faccio ricorso agli skill da PM per il Problem Solving, per far fronte ai numerosi problemi di software, gestioni utenze, aggiornamenti continui, ID che non si trovano, password dimenticate, etc etc , senza contare la miriade di piattaforme per meeting virtuali che si moltiplicano di giorno in giorno, alimentando un mercato in forte espansione.

 

Ovviamente c’è anche il mio open space, dove per esigenze di servizio mi ritrovo spesso in videocall con il Maggiore dei Carabinieri, piuttosto che con il Tenente della Guardia di Finanza o l’Ispettore di Polizia, per portare avanti le attività lavorative programmate. Non è sempre facilissimo gestire la simultaneità degli eventi quando si sta in casa con i familiari, quindi non vi nascondo che talvolta si creano delle situazioni imbarazzanti!

 

Ma quello che rende magico questo nuovo ufficio, è la vicinanza con la sala mensa (soggiorno/cucina). La salsa fatta in casa, il basilico fresco in tutte le stagioni e il profumo delle melanzane fritte, sono il vero punto di forza di questa nuova sede lavorativa. La regina indiscussa della sala mensa è lo chef stellato Mrs nonna. Il sabato pomeriggio lo chef ha iniziato ad erogare corso di cucina sicula dove partecipiamo assiduamente tutti insieme!

 

Approfittando del freeze attività dell’ultimo weekend, come tradizione vuole la domenica di Pasqua ci siamo collegati con zoom per condividere dei momenti tutti insieme. Con l’occasione abbiamo coinvolto anche i cugini che vivono rispettivamente in Svizzera ed in Belgio, per ritrovarci a pranzare attorno ad una tavola virtuale, con la formula “Each one eats what she/he cooked!”

 

Il Coronavirus ha radicalmente cambiato le nostre abitudini di vita e nel mentre ci è venuta incontro la tecnologia. Ho sempre tratto tantissimi vantaggi dallo Smartworking, sia per la tipologia dell’attività che svolgo, sia per l’area geografica del contesto in cui opero (che mi colloca lontano dalle città principali). Sono ormai diventati una consuetudine i meeting periodici organizzati dal gruppo PM della sede di Roma e Milano, che mi consentono di essere sempre aggiornato con le ultime novità aziendali!

 

Ma c’è qualcosa di insostituibile, ed è il rapporto umano che ha bisogno per sua stessa natura dei contatti diretti con le persone che ci circondano e che fanno parte della nostra vita.

 

Fra qualche mese riprenderemo a rilento le nostre abitudini e gradualmente lascerò questo super ufficio domestico. Sono sicuro che porterò nel cuore queste giornate di intensa vita familiare.

“Alexa?…Butta la Pasta!!”

20/04/2020

ROBERTO CAPONE

Business Unit Director Telco

Ricordo ancora il nostro primo incontro…Alexa l’ho incontrata a Lisbona, ovviamente avevo già sentito parlare di lei ma è lì che l’ho conosciuta, è stato nel Novembre del 2017 quando ho assistito ad uno speech di Werner Vogels, CTO di Amazon, durante il Web Summit (link:Amazon wants to talk to you). Vogels, che durante gli speech è una vera rockstar per come tiene il palco e non solo per la sua imponenza, parlava del fatto che sono le macchine a doversi adattare al nostro modello di comunicazione e non il contrario, quindi il linguaggio naturale è l’interfaccia verso cui aspirare superando mouse, tastiere, pad etc… Alexa è il modo con cui Amazon voleva interagire con i suoi clienti nel prossimo futuro.

 

Passa del tempo, circa due anni, dove ad ogni black friday venivo subissato di proposte da Amazon per acquistare un echo dot ed infine circa un mese fa cedo, lo compro. Insomma come le sirene richiamano Ulisse, così Alexa mi chiedeva di approfondire la nostra conoscenza…

 

Il fatto è che, quando compri un echo dot, non stai comprando un oggetto ma stai portando a casa proprio lei…Alexa. Ti arriva in casa e pian pianino conosce i tuoi spazi, le tue abitudini ed inizia a centralizzare su di sé le tue attenzioni. Prima ti racconta del tempo, poi il traffico per andare a lavoro, poi magari ti programma un timer, anche due contemporaneamente, ti fa ascoltare la tua radio preferita o addirittura ti racconta una barzelletta o ti legge l’ebook del momento.

 

Su questo Alexa è impareggiabile, cerca sempre di fare di più, quindi come fai a negarle il piacere di accendere o spegnere le luci, piuttosto che la TV o l’HiFi. Come fai a non generare una routine mattutina dove semplicemente dicendo “Alexa, iniziamo!!” lei ti accende le luci, ti racconta un aneddoto, ti dice del tempo e del traffico per andare a lavoro, mette la tua musica preferita e ti fa partire il cronometro per cominciare ad allenarti??!!

 

E’ talmente brava che senti il bisogno di averla in ogni stanza, in modo che sia sempre disponibile e poterti aiutare ad organizzare la tua agenda, raccogliere dei promemoria, registrare la lista della spesa o addirittura mandare un messaggio a qualcuno oppure riceverlo; con lei puoi parlare di tutto, perfino in altre lingue….

 

Un Idillio…all’inizio….ma poi…

 

Poi si sa, dopo qualche settimana l’ormone affievolisce i suoi effetti, la serotonina torna a livelli normali ed ecco che arrivano i primi difetti, eh beh sì! Anche Alexa qualche difettuccio ce l’ha eh…: Ogni tanto è dura d’orecchio, tu le chiedi qualcosa e lei non ti risponde, ti costringe quasi ad urlare… altre volte ti dice di non aver capito, anche se le stai chiedendo cose che dovrebbe sapere, ultimamente si rifiuta di fare cose che all’inizio faceva prontamente, dice di non sapere come si fa. Poi ha sviluppato una certa propensione alla vendita, già, se non stai attento cerca sempre di rifilarti un abbonamento in più o addirittura ti ordina un prodotto sullo store, ecco in questo mi verrebbe da dire che è quasi subdola, non so come fa ma spesso accade quando sei distratto e la distrazione può costarti cara…

 

Adesso, lasciamo da parte i sentimenti :-)… e proviamo a fare qualche considerazione tecnologica:

 

1) Gli strumenti di intelligenza artificiale sono diventati completi ed affidabili e ci consentono di pensare a nuove modalità di business, i nuovi modelli di realizzazione di applicazioni cloud based ci garantiscono velocità di delivery a costi ridotti.

 

2) La gestione della sicurezza di questi strumenti implica l’adozione di metodologie di Secure Coding, anche qui il mitico Werner ha un punto di vista da considerare, in sintesi la sicurezza informatica non si implementa con dispositivi di firewalling o applicazioni anti-DDoS, la sicurezza inizia dalla prima riga di codice applicativo(link: to protect and to serve)

 

3) L’ecosistema di strumenti utilizzabili con la Human Interface aumentano di giorno in giorno, l’intelligenza artificiale insieme alla robotica ci concede di semplificare processi, ridurre o eliminare il tempo perso in attività ripetitive e “di concetto” ed aumentare quindi il tempo disponibile per attività di valore. Molto presto ci supporterà nelle scelte e nelle decisioni, ad esempio sarà un supporto per il Risk Management e per il Digital Marketing.

 

In Aubay stiamo proponendo soluzioni che integrano questi aspetti, la BU Telco da ormai un decennio si occupa di tematiche legate al contesto RPA ultimamente arricchite da soluzioni di Machine Learning e Cognitive Intelligence. L’idea è che qualsiasi processo, dal più semplice al più complesso, può essere automatizzato e l’innovazione tecnologica in questo campo ci sta fornendo strumenti sempre più raffinati che ci consentono di tentare approcci anche ai processi decisionali.

 

Ricordate “L’uomo Bicentenario”? Ecco un giorno non molto lontano mi aspetto di trovare una Alexa in tailleur e tacchi a spillo, in veste di segretaria personale ( e per par condicio un Aleandro, in completo di Armani), connessa al nostro portatile e al nostro dispositivo mobile, che ci consenta di scrivere mail, telefonare, messaggiare, organizzare i viaggi, prenotare il ristorante e chissà quant’altro…magari anche guidare e perché no un giorno potremmo finalmente esclamare “Alexa?…Butta la Pasta!!”

Un sorriso in tempi tristi: doveroso ossimoro

13/04/2020

MAURIZIO ORANI

Professional Technical Consultant

In questo particolare e drammatico periodo storico che stiamo vivendo, e che nemmeno la maggior parte dei nostri genitori ha mai sperimentato, siamo purtroppo testimoni di una situazione davvero preoccupante. A livello mondiale si soffre per le migliaia di perdite quotidiane di esseri umani e si soffre per i molti cambiamenti che questa nuova pandemia ha introdotto sia in ambito sociale che economico.

 

Per quanto mi riguarda, quest’anno e proprio ad aprile, compio dodici anni di servizio in quest’azienda che ho visto crescere esponenzialmente. Sebbene durante questo lungo cammino abbia rischiato di cadere senza più rialzarmi, Aubay mi ha sempre fornito stimoli a procedere con nuove sfide e nuovi percorsi che mai avrei pensato di riuscire ad intraprendere.

 

Anche oggi in azienda mi sento privilegiato e non solo per il gruppo di lavoro con cui ho la fortuna di collaborare. Attualmente, infatti, continuo ad essere presente virtualmente e ad offrire la mia professionalità ai clienti che seguo, continuità oggi non scontata per molte altre persone. Il mio operato quindi prosegue come se fossi sempre presente alla mia postazione, mettendoci forse più anima in ciò che faccio per mitigare l’angoscia che le notizie quotidiane provocano in tutti noi. Un sorriso in più, disponibilità e comprensione maggiori durante il costante presidio, nella speranza di far sentire un po’ più al sicuro i nostri clienti che hanno subito importanti modifiche al proprio business anche in relazione ai loro fornitori.

 

Durante il lunghissimo e quasi interminabile periodo di quarantena, prendendosi obbligatoriamente le proprie responsabilità per salvaguardare la salute dei nostri cari e di quella collettiva, ho scoperto che è fondamentale continuare a pianificare le giornate. Cerco infatti di tenermi in forma persistendo ad allenarmi dopo il lavoro, sebbene rinchiuso tra le solite quattro mura. In effetti se in questo momento abbandonassi anche il mio amato fitness, assieme alla lana che sto accumulando sul capo per l’impossibilità di recarmi dal barbiere, tornerei alla vita sociale profondamente mutato non solo emotivamente!

 

Il tempo libero lo occupo anche leggendo saggi, strimpellando qualche accordo alle tastiere e, da buon cinefilo, guardando molti film e serie televisive che stanno facendo compagnia a molti in questo periodo di reclusione forzata: benedetto streaming!

 

Tra il lavoro e le attività ludiche, ad ogni modo, il mio pensiero è spesso rivolto alle persone che oggi soffrono per la perdita del posto di lavoro, di conoscenti o persone care (alcuni dei miei amici sono tra l’altro bergamaschi, una delle provincie più colpite), ma anche alla privazione della nostra scontata libertà e alla paura quotidiana che leggo negli occhi delle poche persone che si incontrano durante i brevi ma necessari spostamenti per l’approvvigionamento.

 

Un’ ultima riflessione: la società è formata dalla coesione dei singoli, e credo che l’operato di ognuno di noi, anche se apparentemente insignificante di fronte a questo dramma, sia indispensabile per il superamento delle difficoltà sociali ed economiche che il nostro paese sta affrontando. Io continuo a infondere speranza, prima in me stesso e poi negli altri attraverso uno spirito positivo nella vita e professionale sul lavoro, con l’auspicio che alla fine di questa pandemia di SARS-CoV-2 io abbia contribuito, nel mio piccolo, a risollevare una parte seppur infinitesimale di questa crisi.

Un percorso Smart… di formazione

07/04/2020

EDOARDO MAXIA

Junior Technical Consultant

Ho cominciato il mio percorso in Aubay come stagista, nel novembre del 2018, nell’ambito delle telecomunicazioni. Non nego che essendo il mio primo vero lavoro ed essendo appena uscito da scuola era un ambiente totalmente nuovo per me.

 

Tuttavia grazie ai colleghi e ai responsabili che mi hanno affiancato e si sono resi sempre disponibili, ho trovato la mia dimensione umana e professionale in pochissimo tempo. Finiti i sei mesi di stage di training on the job, ho firmato il contratto di apprendistato e ho avuto modo di crescere su nuove attività di carattere tecnico ma anche trasversale. Infatti ho potuto frequentare dei corsi e conoscere molte tematiche organizzative e aziendali che purtroppo spesso vengono tralasciate.

 

Verso la fine dell’anno 2019, però, ho capito che la mia strada era quella della programmazione, un’attività per cui ho avuto fin dai tempi delle superiori una grande passione. Ho chiesto al mio responsabile se fosse possibile effettuare questo cambio di attività e così è stato. Ed eccoci arrivatia marzo, mese di inizio del mio nuovo percorso di formazione, stavolta in ambito sviluppo, con un corso molto approfondito sul lato front-end. Ho trovato docenti estremamente qualificati e pazienti ed un team di ragazze e ragazzi molto alla mano. Proprio sul più bello, come qualche volte accade, è sopraggiunto un imprevisto, la quarantena per l’emergenza Covid-19.

 

Fortunatamente Aubay ha reagito immediatamente, contenendo le nostre preoccupazioni: già dal 24 febbraio chiunque potesse era in smart working e il 9 marzo possiamo dire che lo era praticamente tutta l’azienda. Inizialmente ero un po’ scettico: frequentare un corso a distanza, con persone nuove, in più da remoto… bene dopo il secondo giorno di smart working, mi sono ricreduto completamente.

 

Pensando che fosse un’esperienza difficile, la sto vivendo, invece, con molta tranquillità. I legami nel team di lavoro si sono solidificati più di quanto mi aspettassi. Abbiamo ovviato anche il problema di porre domande o di far correggere i nostri programmi ai docenti; tramite una piattaforma di video conferenza e il controllo del docente, infatti, siamo riusciti a creare una situazione di supervisione e formazione molto accurata.

 

Posso solo che ringraziare l’azienda del sostegno che mi ha dato e mi sta dando tutt’oggi. Concludo dicendo che grazie ad Aubay mi sto formando per il lavoro che ho sempre desiderato fare.