Quarantena | anetnarauQ

29/04/2020

IVANO CETTA
Professional Services Senior Consultant

Pensieri semiseri allo specchio.
Come iniziano le mie giornate in tempo di Covid-19

 

Settimana 1 – Giorno 1
Ore 07:30 La sveglia suona. La disattivo e baldanzoso mi alzo per affrontare il mio primo giorno di smart working. Preparo la moka, perché una giornata non può iniziare bene senza una iniezione di caffeina. Il tavolo da lavoro, a differenza della scrivania in ufficio che sembra appena uscita da un conflitto atomico, è perfettamente sistemato: computer, iPhone, penne (una blu ed una rossa), bloc-notes ed una bottiglia d’acqua. Poi, nell’angolo in alto a destra del tavolo, ci sono tre libri impilati: l’ultimo di Amelie Nothomb, una raccolta di poesie di Wislawa Szymborska ed un manuale su come fare una grigliata perfetta dal titolo “La Bibbia del Barbecue”. Hai visto mai che riesco a ritagliarmi una pausa ed a leggere qualche pagina?


Settimana 1 – Giorno 4

Ore 07:30. La sveglia suona. La posticipo di cinque minuti e ancora baldanzoso mi alzo. La giornata di ieri è stata piena, ma è andata bene. Ovviamente non ho ancora letto nemmeno una pagina dei libri impilati. Di nuovo il rito della preparazione della moka ed ancora sistemo il necessario sul tavolo: computer, iPhone, bloc-notes, acqua ed i tre libri. Un attimo, che fine hanno fatto le penne che erano qui fino a ieri sera? Va bene, mi alzo e recupero un’altra penna, questa volta è di colore nero. Quella blu e quella rossa (anche se ha il tappino rotto è morbida e scrive in maniera fluida) usciranno fuori prima o poi. Nel frattempo mi ricordo che ieri ho notato che il tavolo dove sto lavorando non è perfettamente in piano. Cerco un rimedio di fortuna per evitare il fastidioso tremolio che mi ha accompagnato mentre digitavo sulla tastiera. Strappo un foglio di carta, lo piego molte volte, lo uso come spessore sotto la gamba zoppa del tavolo e guardo con ammirazione la sistemazione fai-da-te. Bravo, mi dico. Ma solo per un istante però. Subito dopo penso: Ivano, hai la stessa verve di un bradipo sotto Xanax. Eri talmente addormentato che in mezzo a tutta la carta che avevi a disposizione, hai strappato dal libro di Wislawa la poesia “Nulla due volte accade”. E di certo questa pagina non potrai strapparla una seconda volta…

 

Settimana 2 – Giorno 2
Ore 07:35. La sveglia suona e passano almeno sette minuti prima che io mi accorga delle chiacchiere che Giannini e Bellotto stanno facendo su Radio Capital. Speranzoso mi alzo e… arghhhh… primo fastidio della giornata. Ieri non ho pulito la moka. E se c’è una cosa che mi da noia, al mattino, è dover affrontare la caffettiera piena dei fondi del giorno prima. Il computer, l’iPhone e l’acqua sono al loro posto. Insieme ai quattro libri (meno una pagina) impilati. No, aspetta un secondo. Fino a ieri erano tre i libri (meno una pagina). Come c’è finito Bar Sport di Stefano Benni, qui sopra? Bah, pazienza. Inoltre, nessuna traccia delle penne dei giorni scorsi. Credo ci sia un folletto che di notte esce fuori da qualche presa elettrica e si diverte a nascondermi gli oggetti. In compenso però è magicamente riapparsa la penna rossa. Quella col tappino rotto, ma che in compenso è morbida e scrive molto bene. Accanto alla penna, un evidenziatore rosa con un piccolo difetto nella punta che lascia al centro del segno una piccola righina non evidenziata. E questo corrisponde ad un altro fastidio dopo quello della moka da pulire. Mi siedo alla postazione di lavoro, indossando in bellavista il tesserino aziendale. Sembro un nerd, me ne rendo conto, a girare per casa con le infradito ai piedi ed il badge al collo. Forse lo faccio per cercare un minimo di normalità emotiva in un momento in cui di normale, intorno a noi, c’è ben poco.

 

Settimana 2 – Giorno 5
Ore 07:10. La sveglia anticipata mi dice che stamattina è il mio turno di andare in ufficio “per ragioni di comprovata esigenza lavorativa” (lo specifico per le autorità competenti, non si sa mai…). Doccia, caffè, sigaretta. Sigaretta? Ma se non ho mai fumato? Sì è vero, ma il trinomio mattutino mi dicono sia automatico ed imprescindibile. Esco e la strada è deserta, come una strada di periferia la sera dell’11 luglio 1982, quando disintegrammo la Germania 3-1 nella finale dei mondiali.
[Inizio flashback]
Rossi! Tardelli! Altobelli! Bearzot in panchina e Pertini in tribuna che esultano come non ci fosse un domani. Simbolo di un popolo che non si muove e rimane in apnea in attesa che l’arbitro fischi la fine delle ostilità. Ed i tedeschi, muti!
[Fine flashback]
Torno al 2020 e con un sorriso malinconico fatto a mezzo bocca penso che riportato al presente il momento in cui Arnaldo César Coelho si portò il fischietto alla bocca potrebbe rappresentare la fine dello stato di lockdown a cui ci stanno facendo abituare. Ed io non vedo l’ora di sentire quel triplice fischio. Mi manca un po’ anche il traffico del mattino…

 

Settimana 3 – Giorno 4
Ore 06:25. La sveglia… noooooo! Che scemo che sono, mi sono scordato di sistemare la sveglia. Ieri mi sono alzato così presto perché ho visto che su Eurosport trasmettevano la replica di un incontro di snooker tra Ronnie O’ Sullivan (il dio del panno verde) e John Higgins. Considerando che tra repliche di calcio del 1976, serie tv trite e ritrite e improbabili trasmissioni registrate in un tinello di qualche casa, per me una partita di snooker rappresenta un MUST assoluto. Tornando agli orari, ieri durante il giorno avevo pensato di puntarla alle 07:39. Perché già dopo il quinto giorno di smart working ho iniziato a calcolare in maniera maniacale gli orari (Fantozzi, il mio faro) in modo da essere connesso con il lavoro per le otto. Al massimo, otto e tre minuti. A quest’ora, le 06:27, il gallo lo faccio io e sveglio il sole, che così può alzarsi e sorgere. Tempo di lavarmi gli occhi con i due “diti indici”, di mescolare caffè ancora fumante e dentifricio al gusto di Paperino’s alla fragola e sono pronto. Anche se sono passate quasi due ore. Il computer è nello zaino, l’iPhone sulla mensola in bagno. Delle penne, nessuna traccia. Missing. Ok, niente panico! Questa volta metto sul tavolo tutto il portapenne con un campionario di penne, pennarelli, matite ed evidenziatori che… Buffetti me spiccia casa!

 

Settimana 4 – Giorno 1
Apro gli occhi, con una sensazione strana. C’è troppa luce intorno. Mi giro verso l’orologio sul comodino e… cavolo, le 08:12! Oggi è lunedì e non ho acceso la suoneria ieri sera. Una botta di adrenalina mi invade e mi fa scattare in piedi come il primo giorno di naia quando la tromba risuona prepotentemente stridula nella camerata al mattino. Alle 08:21 sono davanti allo schermo del computer lavato, vestito, intontito e pettinato. Ovviamente, di sbarbarmi non se ne parla minimamente. Ho fatto voto di fedeltà a Filippo, il mio trentennale parrucchiere romano. Dopo che avrà finito di sistemarmi barba, capelli e sopracciglia, potrà godersi la meritata pensione con il titolo onorifico di Edward Mani di Forbice. Il tavolo di lavoro, nel frattempo, ha iniziato a soffrire di crisi di identità. Non si riconosce più in ciò che era soltanto sette giorni fa: da luogo perfettamente ordinato come se ci fosse passata mia cugina Ilaria (per chi non la conosce… è cintura nera quinto DAN di ordine e pulizia), a lungomare romagnolo d’inverno dopo una mareggiata di alghe e conchiglie rotte. Con la Bibbia del Barbecue in primo piano…

 

Settimana 4 – Giorno 3
Oggi torno in ufficio. La settimana scorsa avevo scordato la tastiera ed il mouse wireless. E, con le mie dita che sembrano dei würstel bavaresi, fatico da matti a scrivere sul portatile. Ogni tasto che premo equivale mediamente a 3.2 lettere digitate. Il risultato è che una semplice mail rischio di scriverla nel tempo record di ventisette minuti. Mi infilo in auto e parto. La strada è ancora deserta e per ammazzare il silenzio canto a squarciagola un campionario di canzoni tratte dal Festival di Sanremo del millenovecentottantuno: “Per Elisa”, “Maledetta Primavera”, “Hop Hop Somarello” e “Caffè Nero Bollente”. A proposito di caffè, mi scende una lacrimuccia al pensiero che avrei voglia di berne uno buono in un bar. Ma il momento amarcord passa subito. Il sorriso riaffiora quando penso che comunque in ufficio non sarò solo. Nell’open space da sessantasei posti dove solitamente lavoro, ho fatto amicizia con Kevin. Un attaccapanni grigio e nero (con portaombrelli incorporato) con il quale mi ritrovo a fare delle discussioni filosofiche sui massimi sistemi: dalle teorie economiche di Adam Smith, al commento sulla scorsa puntata di Pechino Express. A dire il vero a volte pecca di rigidità ed è anche piuttosto suscettibile e permaloso, ma di questi tempi ci si accontenta. Quindi preferisco dargli ragione, che rischiare di stare da solo tutto il giorno. Un attimo prima che io stia per uscire e tornare a casa, Kevin mi confessa che ha il profondo desiderio di leggere un libro chiamato “La Bibbia del Barbecue”…

 

Settimana 5 – Giorno 2
Ore 07:43. Definitivo, più di così non riesco a spostare in avanti la sveglia. Questo è il tempo limite. Mi alzo, anche se ormai la baldanza e la speranza delle scorse settimane hanno lasciato il posto ad una nuova abitudine. Siamo esseri resilienti, alla fine. Ci adattiamo in fretta alle nuove necessità. Però mi sono imposto di, lavoro a parte, dedicarmi ad una serie di attività che normalmente non sono mai riuscito a portare avanti prima che il COVID cambiasse la nostra routine. Un’attività al giorno. In maniera metodica e meticolosa. No, non fraintendetemi. Non sto parlando di lezioni di yoga in streaming o di corsi di ukulele fatti via Youtube. Quelli sono in grado tutti di prometterselo e di provarci. Sto parlando di attività più estreme, più complesse, che richiedono uno sforzo maggiore: oggi, ad esempio, sono stato in grado di trovare il tempo di cottura sulla confezione da mezzo chilo di tortiglioni integrali, prima che diventassero pappetta e si sciogliessero: undici minuti. Ma io faccio nove perché mi piacciono al dente. Queste sì che sono soddisfazioni.

 

Settimana 6 – Giorno 3
Nuovo giorno, stesso inizio. La moka mi guarda perplesso e forse questo fatto, quando ogni tanto mi prende un barlume di lucidità, mi fa pensare che tutto sommato questa quarantena forzata non mi stia facendo molto bene. Specialmente quando la moka mi chiede perché sul piano di lavoro della cucina, alle 08:10 di mattina, c’è un libro sul barbecue aperto sulla pagina di “…come si prepara una marinatura al Campari con mostarda di uva fragola e crema al taleggio…”. Ed io penso a Kevin, il mio amico attaccapanni. Decido di svegliarmi con una doccia e riprendere le “normali” attività: fare call con 3CX, effettuare meeting con Skype, frequentare webinar con Zoom. Ormai il mio iPhone si sente talmente vintage che in un momento di mia disattenzione si è collegato ad Amazon ed ha acquistato il disco del vecchio telefono SIP da installare su di sé. Sconsolato al pensiero di quanto tutto questo mi stia facendo cambiare, distrattamente gli occhi si posano sui libri impilati nell’angolo in alto a destra del tavolo e penso: “Ma non c’era la Bibbia del Barbecue in formato Kindle?”

 

Settimana 6 – Giorno 5
Ore 07 e qualcosa. La sveglia suona, ma ormai non so più che ora è di preciso. A dire il vero, non ricordo tanto bene nemmeno che giorno è oggi. Farei meglio a dire, che giorno sarebbe stato secondo la vecchia maniera di misurare il tempo in giorni, mesi e anni. Pochi giorni dopo il mio ritorno dalla Cina a gennaio infatti, ho avuto la sensazione, nettissima, che il mondo attorno a me stesse per cambiare. Un nuovo modo di misurare il tempo, per cominciare. Grazie a questo diario, ad esempio, so con certezza assoluta che oggi siamo al quinto giorno della sesta settimana PQ (Post Quarantena). Me lo confermano anche tutti i colleghi ed amici con i quali, fortunatamente, riesco a confrontarmi quotidianamente. Il più fedele tra tutti gli amici (oltre a Kevin, naturalmente) è Danbo, uno strano umanoide: un incrocio tra un pacco Amazon ed il Golem della tradizione ebraica cecoslovacca. Mi siedo al tavolo, accendo il computer, apro la casella di posta elettronica. Mentre finisco di sorseggiare dalla tazzina il caffè fatto con la moka, distrattamente giro gli occhi a sinistra del computer e lo sguardo si posa su Danbo. L’umanoide mi fissa in modo interrogativamente vacuo e mi dice “…ma perché hai comprato la Bibbia del Barbecue, se abiti al secondo piano e non hai nemmeno il balcone?”.